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Setter — il primo contattoBase

La chiamata di qualifica in 5 minuti: struttura e script completo

Lo script della prima chiamata, parola per parola: apertura che non fa riattaccare, le 3 domande chiave, e come fissare la video call. Il cuore del lavoro del setter.

50 min

Questa è la lezione più operativa del modulo setter: la chiamata di qualifica, smontata pezzo per pezzo. Cinque minuti di telefonata con una struttura precisa. Obiettivo: capire se il lead è in target e, se sì, fissare la video call.

La scena: due setter, lo stesso lead

Prima della teoria, guarda cosa succede davvero. Lunedì mattina, ufficio TOWRO a Torino. Due setter hanno in mano lo stesso tipo di lead: un ristoratore che ha compilato il form sul sito chiedendo informazioni sulla visibilità online.

Il primo setter attacca così: "Buongiorno, la chiamo da TOWRO, siamo un'azienda che si occupa di marketing digitale a 360 gradi, abbiamo un software all-in-one e un team di specialisti che segue decine di aziende…". Dopo quaranta secondi di monologo il ristoratore lo interrompe: "Senta, mi mandi una mail che do un'occhiata". Fine. Il lead è bruciato, e nemmeno male: è bruciato gentilmente, che è peggio, perché nel CRM risulterà "interessato, inviata mail" e qualcuno ci perderà altre due settimane.

Il secondo setter dice una frase di presentazione, una sola, e poi fa una domanda: "Come vi arrivano i clienti oggi, soprattutto nei giorni infrasettimanali?". Il ristoratore parla per due minuti di fila. Alla fine della chiamata c'è una video call fissata per mercoledì alle 15, con entrambi i soci presenti.

Stesso lead, stessa azienda, stesso telefono. La differenza è tutta nella struttura della chiamata — ed è esattamente quello che impari in questa lezione, fino al dialogo completo parola per parola.

La regola zero: al primo contatto si vende l'appuntamento

Prima dello script, il principio che governa tutto: al primo contatto non si vende il prodotto. Si vende una cosa sola: l'appuntamento.

Niente prodotti, niente dettagli sull'offerta, niente presentazione aziendale. Del "chi siamo" si dice il minimo indispensabile — chi siamo, per chi lavoriamo, di cosa ci occupiamo — in una frase, e si torna subito a parlare di lui. Il motivo è strutturale: al telefono, in cinque minuti, non esistono le condizioni per vendere bene (niente discovery vera, niente presentazione costruita sul caso) — esistono solo le condizioni per vendere male. Ogni parola spesa sul prodotto al primo contatto è un'anteprima gratuita che genera obiezioni premature e "mandami una mail".

Quindi il setter ha un solo prodotto a listino: la call di mezz'ora. Tutto lo script che segue — apertura, domande, chiusura — è la vendita di quel prodotto. Si qualifica e si vende l'appuntamento: questo è il lavoro.

Perché la regola zero funziona: la psicologia dietro

Vale la pena capire perché è così, perché quando lo capisci smetti di violarla nei momenti di pressione.

Primo: l'asimmetria delle informazioni. Al telefono il lead non sa niente di te e tu sai poco di lui. Qualunque proposta fatta in queste condizioni è una proposta al buio: se gli parli del servizio, lui lo valuta confrontandolo con l'unica cosa che ha in testa — l'ultimo venditore che l'ha chiamato, il preventivo del cugino, un prezzo letto da qualche parte. Stai facendo valutare la tua offerta a una persona che non ha gli elementi per valutarla. Perderai quasi sempre, e non perché l'offerta sia debole: perché il contesto è sbagliato.

Secondo: l'impegno graduale. Le persone dicono sì a richieste piccole molto più volentieri che a richieste grandi — e ogni piccolo sì rende più probabile il successivo. "Mi dai tre minuti?" è un sì facile. "Facciamo una call di mezz'ora?" dopo una buona conversazione è un sì medio. "Firmi un contratto di 24 mesi?" è un sì grande, che ha senso solo in fondo a una scala di sì più piccoli. Il setter che prova a vendere il prodotto al primo contatto sta chiedendo il sì grande senza aver costruito la scala. Il setter bravo costruisce solo il primo gradino, e lo costruisce benissimo.

Terzo: chi parla del prodotto regala obiezioni. Ogni dettaglio dato al telefono è un appiglio per dire no adesso: "ah, lavorate anche sui social? no, i social li seguiamo noi", "un software? ne abbiamo già uno". In call, con la discovery fatta, quelle stesse informazioni arriverebbero al momento giusto e nell'ordine giusto. Al telefono arrivano nude, e il lead le usa per chiudere la conversazione. Non è cattiveria: è il modo più rapido che ha per tornare alla sua giornata.

I primi 15 secondi: l'apertura

Il lead non ti aspetta, è nel mezzo della sua giornata. L'apertura deve fare tre cose in quindici secondi: dire chi sei, perché chiami lui, e guadagnarti il permesso di continuare.

"Buongiorno [nome], sono [tuo nome] di TOWRO. Ti chiamo perché hai compilato il form sul nostro sito riguardo a [argomento] — ti rubo letteralmente tre minuti per capire se possiamo esserti utili, e se no te lo dico subito io. Ti va?"

Nota i dettagli: il motivo specifico della chiamata ("hai compilato il form" — non sei un call center a freddo), la promessa di brevità con un numero ("tre minuti"), e l'onestà preventiva ("se no te lo dico io") che abbassa le difese. Quel "ti va?" finale è una micro-richiesta di permesso: chi dice sì ti sta già ascoltando davvero.

Per i lead outbound l'apertura cambia solo nel motivo: "ti chiamo perché lavoriamo con [tipo di azienda come la sua] a [città/settore] e ho visto che…" — serve sempre una ragione vera per cui chiami proprio lui.

Perché ogni pezzo dell'apertura è lì

Anche qui, i perché contano più del copione, perché ti permettono di improvvisare senza sbagliare.

Il motivo specifico funziona perché il cervello del lead, nei primi tre secondi, sta facendo una sola cosa: classificarti. Le caselle sono due — "call center che chiama tutti" e "persona che chiama me" — e la prima casella porta dritta al riaggancio. Citare il form, il settore, la città, qualcosa che riguarda lui, ti sposta nella seconda casella prima che la classificazione si chiuda.

La promessa di brevità con un numero funziona perché trasforma una richiesta indefinita ("possiamo parlare?", che può durare chissà quanto) in un costo noto e piccolo. Tre minuti si concedono; un tempo indefinito no. E attenzione: la promessa va mantenuta. Se al terzo minuto la conversazione è viva, è il lead che ha scelto di continuarla — ma la scelta dev'essere sua.

L'onestà preventiva funziona perché rompe lo schema. Il lead si aspetta un venditore che tira l'acqua al suo mulino; uno che apre dicendo "se non ha senso te lo dico io per primo" non corrisponde al copione che il lead ha in testa, e questo compra attenzione. Non è un trucco: è vero. Un setter che fissa call con lead fuori target danneggia se stesso, il closer e il lead.

Un'ultima cosa sull'apertura che lo script non può contenere: la voce. Le stesse parole dette con tono incerto e in apnea suonano da telemarketing; dette con calma, scandite, con una micro-pausa dopo il nome del lead, suonano da professionista. Alzati in piedi se ti aiuta, sorridi mentre parli — si sente, letteralmente. La prima cosa che vendi, prima ancora dell'appuntamento, è la sensazione che dall'altra parte ci sia una persona seria.

Minuti 1–4: le tre domande chiave

La qualifica gira intorno a tre cose. Non un interrogatorio: una conversazione, in cui però tu sai sempre dove stai andando.

1. Situazione e problema. "Raccontami in due parole: come vi arrivano i clienti oggi?" E poi la domanda che scava: "e di questo, cosa ti convince di meno?". Stai cercando il dolore: se non c'è un problema sentito, non c'è trattativa.

2. Decisione. "Se trovaste una soluzione che vi convince, chi è che decide — sei tu o ne parli con qualcun altro?" Fondamentale: la video call va fatta con chi può dire sì. Se decide il socio, in call ci devono essere entrambi.

3. Sostenibilità. Non si parla di prezzi al telefono, ma si verifica che l'investimento sia pensabile: "giusto per capire se ha senso andare avanti: state già investendo qualcosa in marketing, o sarebbe la prima volta?". La risposta ti dice molto sulla maturità e sulle possibilità reali.

Le tre domande sono le stesse per qualunque settore, ma il modo di porle si adatta. Al ristoratore chiederai "come va il riempimento infrasettimanale rispetto al weekend?"; al titolare di un e-commerce "quanta parte delle vendite arriva da traffico che pagate e quanta da gente che vi conosce già?"; al professionista "i clienti nuovi arrivano dal passaparola o anche da chi vi trova da solo?". La domanda è sempre la numero 1 — situazione e problema — ma vestita con le parole del suo mondo. Questo è il motivo per cui prima di chiamare guardi sempre trenta secondi il sito o la scheda Google del lead: non per fare ricerca, per trovare il vestito giusto.

L'ascolto attivo: il 70/30

Nella chiamata parli il 30% del tempo. Il resto è ascolto attivo: rilanci brevi ("cioè?", "in che senso?", "dimmi di più"), riformulazioni ("quindi se ho capito bene, il problema è che…"). Ogni cosa che il lead dice è materiale prezioso: va annotato e finirà nel CRM, perché il closer costruirà la call esattamente su quelle parole.

Il 70/30 non è una regola di galateo: è la meccanica stessa della qualifica. Quando parli tu, raccogli zero informazioni e produci obiezioni; quando parla lui, raccogli le informazioni che decidono se la call va fissata e come andrà preparata. C'è anche un effetto collaterale potente: le persone escono dalle conversazioni in cui hanno parlato tanto con la sensazione di aver parlato con qualcuno di in gamba. Il lead che ha raccontato per quattro minuti i suoi problemi a un setter che ascoltava davvero arriverà alla call già ben disposto — non perché tu abbia detto cose brillanti, ma perché lui le ha dette a te.

La riformulazione merita un'attenzione in più: "quindi se ho capito bene, il weekend siete pieni ma dal martedì al giovedì la sala è mezza vuota — è questo il punto?". Fa tre cose insieme: dimostra che hai ascoltato, dà al lead la possibilità di correggerti (e ogni correzione è informazione in più), e soprattutto gli fa sentire il suo problema detto ad alta voce da un'altra persona. Un problema riformulato bene pesa di più di un problema solo pensato.

Minuto 5: fissare la call

Se le tre risposte funzionano, si chiude con il prossimo passo — proposto, non chiesto:

"[Nome], per quello che mi hai raccontato ha senso fare una call di mezz'ora in video: ti facciamo vedere concretamente come lavoriamo su casi come il tuo, e capisci se fa per te. Guardo il calendario — meglio domani alle 15 o giovedì mattina?"

Dettagli che contano: la call ha un valore dichiarato ("vedi concretamente come"), una durata definita (mezz'ora), e la chiusura usa la domanda dicotomica — la tecnica più importante di questa lezione. "Preferisci lunedì alle 12 o martedì alle 15?": due opzioni concrete, entrambe un sì. Mai "quando saresti libero?", che apre il vuoto e consegna la decisione all'agenda infinita del lead; mai una sola proposta, che si accetta o si rifiuta secca. La dicotomica sposta la domanda da se vedersi a quando vedersi — e chi sceglie tra due orari ha già deciso di esserci. La userai ovunque: per fissare le call, per i follow-up ("ti richiamo domani mattina o nel pomeriggio?"), fino alla chiusura del contratto.

Perché la dicotomica funziona così bene? Perché cambia il tipo di decisione che chiedi. "Vuoi fare una call?" è una decisione di impegno: il lead deve valutare se vale la pena, e il cervello davanti alle valutazioni difficili sceglie la strada più comoda — rimandare. "Domani alle 15 o giovedì mattina?" è una decisione di logistica: il cervello la tratta come un problema di agenda, non come un problema di volontà, e i problemi di agenda si risolvono subito. Non stai manipolando nessuno: il lead può sempre dire "guarda, nessuna delle due, non mi interessa". Stai solo togliendo dal tavolo l'attrito inutile — la fatica di decidere — e lasciando solo la decisione vera.

Fissata la call: conferma immediata via email/WhatsApp con invito calendario, e promemoria il giorno stesso. Lo show-up rate si costruisce qui.

La chiamata di qualifica, minuto per minuto

0:00–0:15 — APERTURA: chi sei, perché chiami LUI, permesso ('ti va?')
0:15–1:00 — UNA frase su di noi, poi domanda 1: situazione e problema
1:00–3:30 — SCAVO: 'cosa ti convince di meno?' · riformulazioni · 70% ascolto
3:30–4:15 — Domanda 2: chi decide · Domanda 3: investite già in marketing?
4:15–5:00 — CHIUSURA: valore della call + durata + domanda dicotomica
DOPO — conferma immediata via email/WhatsApp + invito calendario + nota CRM

La chiamata intera, parola per parola

Ecco una chiamata di qualifica completa, scritta come dialogo. Il lead è Marco, titolare di un ristorante a Torino, che ieri sera ha compilato il form sul sito TOWRO. Leggila due volte: la prima per la storia, la seconda guardando dove il setter applica ogni pezzo della lezione.

Setter: Buongiorno Marco, sono Luca di TOWRO. Ti chiamo perché ieri sera hai compilato il form sul nostro sito, quello sulla visibilità online del ristorante — ti rubo tre minuti per capire se possiamo esserti utili, e se no te lo dico subito io. Ti va?

Marco: Ah sì, giusto… guarda, ora sono in mezzo alle consegne però dai, dimmi.

Setter: Vado veloce, promesso. Due parole su di noi e basta: siamo TOWRO, di Torino, lavoriamo con attività locali sul portare clienti dal digitale. Ma la domanda è su di te: oggi come vi arrivano i clienti? Più passaparola, più gente di passaggio, più online?

Marco: Mah, il grosso è gente che ci conosce. Il weekend andiamo bene, non mi lamento. Il problema semmai è il resto della settimana.

Setter: Cioè? Dimmi di più.

Marco: Eh, dal martedì al giovedì la sala è mezza vuota. D'inverno peggio. E i costi sono quelli, il personale lo pago uguale.

Setter: Quindi se ho capito bene: weekend pieno, ma da martedì a giovedì lavorate a metà sala — con i costi fissi che girano comunque. È questo il punto che ti pesa di più?

Marco: Esatto. Poi oh, c'è anche il discorso che su Google se cerchi "ristorante" qui in zona escono prima altri tre o quattro, e due sono peggio di noi, te lo dico io.

Setter: Questa cosa la sentiamo spesso, e di solito non è un caso: è una cosa che si sistema. Senti, e finora avete mai provato qualcosa? Pubblicità, social, qualcuno che vi seguiva?

Marco: Avevamo un ragazzo che ci faceva i post su Instagram, l'anno scorso. Carini eh, ma sinceramente non ho mai capito se portavano gente. Abbiamo smesso.

Setter: Capito — quindi qualcosa avete già investito, ma senza riuscire a capire cosa rendeva. È un classico, e infatti la prima cosa da sistemare è proprio quella: vedere cosa porta coperti e cosa no. Ultima domanda e ti libero: se trovaste una soluzione che vi convince, la decisione la prendi tu o ne parli con qualcuno?

Marco: Il ristorante è mio e di mia moglie, decidiamo insieme. Lei segue la parte amministrativa.

Setter: Perfetto, è un'informazione importante. Allora ti dico come la vedo, Marco: per quello che mi hai raccontato — settimana vuota, Google che non vi premia, e un investimento passato di cui non avete mai visto il ritorno — ha senso fare una call di mezz'ora in video. Ti facciamo vedere concretamente come lavoriamo su ristoranti nella vostra situazione, con i numeri, e capite voi se fa per voi. E visto che decidete insieme, facciamola quando c'è anche tua moglie: meglio mercoledì alle 15, prima del servizio, o giovedì mattina?

Marco: Mmh… mercoledì alle 15 può andare, il giovedì lei non c'è.

Setter: Mercoledì alle 15 allora. Ti mando adesso l'invito con il link video — su che email te lo mando? E ti scrivo anche su WhatsApp così hai tutto a portata di mano. Mercoledì mattina ti arriva un promemoria. Mi raccomando, ci siete in due!

Marco: Va bene, ci siamo.

Setter: Perfetto Marco, a mercoledì. Buone consegne!

Quattro minuti e mezzo. Riguarda il dialogo: il setter ha parlato del prodotto zero secondi. Ha detto una frase su TOWRO, ha fatto le tre domande (problema, investimenti passati, chi decide), ha riformulato due volte, ha rilanciato con "cioè? dimmi di più", e ha chiuso con la dicotomica includendo la moglie nella call. Tutto quello che Marco ha detto — "sala mezza vuota da martedì a giovedì", "non ho mai capito se i post portavano gente", "su Google escono prima altri" — finisce nel CRM con le sue parole esatte: il closer costruirà la call su quelle tre frasi.

Le varianti per settore: e-commerce e studio professionale

La struttura non cambia mai. Cambiano il vestito delle domande e il valore dichiarato della call. Ecco gli stessi passaggi chiave su altri due settori.

E-commerce

Giulia ha un e-commerce di cosmetica naturale e ha compilato il form scrivendo "le campagne non rendono più".

Setter: Buongiorno Giulia, sono Luca di TOWRO. Ti chiamo per il form che hai compilato sul nostro sito — scrivevi che le campagne non rendono più come prima. Ti rubo tre minuti per capire la situazione, e se non possiamo aiutarti te lo dico subito. Ti va?

Giulia: Sì, tre minuti li ho.

Setter: Raccontami in due parole: oggi le vendite da dove arrivano? Quanta parte dalle campagne e quanta da gente che vi conosce già?

Giulia: Il grosso da Meta. Ma è un anno che il costo per acquisto sale: prima vendevo a 12 euro di pubblicità a ordine, ora sto sopra i 25 e con i miei margini non regge.

Setter: Quindi il punto non è che le vendite manchino, è che ogni vendita ti costa il doppio di un anno fa e il margine si mangia tutto. Giusto?

Giulia: Esatto. E non so se è colpa delle campagne, del sito, dei prezzi… non lo so più.

Setter: È la domanda giusta, e in genere la risposta non è una sola — per questo va guardato tutto insieme: campagne, sito, e cosa succede dopo il primo acquisto. Chi le gestisce oggi le campagne? E le decisioni su questi temi le prendi tu?

Giulia: Le gestisco io, ho fatto un corso. E sì, decido io, l'azienda è mia.

Setter: Perfetto. Allora ti propongo questo: una call di mezz'ora in video in cui guardiamo insieme i tuoi numeri — costo per ordine, margini, cosa succede ai clienti dopo il primo acquisto — e ti facciamo vedere come lavoriamo su e-commerce nella tua situazione. Ne esci con le idee più chiare anche se poi non si fa niente insieme. Meglio domani alle 11 o mercoledì alle 16?

Nota le differenze: con un e-commerce le domande diventano subito numeriche (costo per acquisto, margini) perché chi vende online ha i numeri e parla quella lingua. E l'authority qui è semplice — decide lei — quindi non serve includere nessun altro.

Studio professionale

Il dottor Ferrero è un commercialista, lead outbound: nessun form, è il setter che ha trovato lo studio.

Setter: Buongiorno dottor Ferrero, sono Luca di TOWRO, di Torino. Le dico subito perché la chiamo: lavoriamo con studi professionali della zona sulla parte di acquisizione clienti online, ho visto il vostro sito e c'è un motivo specifico per cui ho chiamato proprio voi — le rubo tre minuti, e se la cosa non ha senso glielo dico io per primo. Posso?

Ferrero: Tre minuti, davvero, perché ho una scadenza.

Setter: Promesso. La domanda è una: oggi i clienti nuovi dello studio da dove arrivano? Immagino molto passaparola — ma vi capita anche di essere trovati da chi vi cerca online?

Ferrero: Praticamente solo passaparola. Online… abbiamo il sito, ma sinceramente non ci ha mai portato nulla.

Setter: E questa cosa le va bene così, o c'è un punto in cui le pesa? Glielo chiedo perché molti studi come il vostro ci dicono la stessa cosa: il passaparola funziona ma non si controlla — ci sono mesi pieni e mesi vuoti, e non dipende da voi.

Ferrero: Eh, il problema è quello. E poi il passaparola porta il cliente piccolo; quelli più strutturati ormai cercano e confrontano online.

Setter: Chiaro. E lo studio è suo, le decisioni su questi temi le prende lei?

Ferrero: Sì, con il mio socio, ma su queste cose decido sostanzialmente io.

Setter: Perfetto. Le propongo questo, e poi la lascio alla sua scadenza: una call di mezz'ora in video, dove le facciamo vedere come uno studio professionale diventa trovabile da chi cerca online — senza pubblicità urlata, in modo adeguato alla professione. Mezz'ora, e capisce se è una strada per voi. Meglio giovedì alle 9, prima che inizino le telefonate, o venerdì alle 14?

Nota il registro: con il professionista si usa il lei, il tono è più sobrio, e il valore della call è formulato sul suo mondo ("in modo adeguato alla professione" — i professionisti temono il marketing che li fa sembrare venditori). La struttura sotto è identica: motivo specifico, permesso, problema, scavo, authority, dicotomica.

I numeri: cosa vale una chiamata fatta bene

Facciamo un conto — dichiaratamente costruito come esempio, non come statistica. Ipotizza una settimana di lavoro da setter: 150 tentativi di chiamata, da cui escono — numeri ipotetici ma realistici come ordine di grandezza — 50 conversazioni vere. Applicando questa lezione, supponiamo che 12 diventino call fissate e che, con il protocollo di conferma, 9 si presentino davvero. Il ciclo di vendita in TOWRO è corto, 2–5 giorni dalla call alla decisione: se da quelle 9 call il closer chiude 3 contratti, ogni firma vale €1.440 di provvigione alla firma più €14 al mese per 24 mesi — altri €336 a contratto, per un totale di €1.776 a firma generata.

Ora il punto vero del conto: la differenza tra un setter mediocre e uno bravo non sta nelle 150 chiamate — quelle le fanno entrambi. Sta nei tassi di passaggio. Il setter che apre male perde conversazioni (50 diventano 30); quello che chiude senza dicotomica perde call fissate (12 diventano 7); quello che non manda conferme perde show-up (9 diventano 5). Ogni punto di questa lezione — apertura, domande, dicotomica, conferme — è una leva che moltiplica tutto quello che viene dopo. È per questo che lo script si studia a memoria e poi si prova a voce: perché ogni passaggio fatto bene vale, letteralmente, denaro.

Se il lead non è in target

Si chiude bene: "guarda, ti sono sincero: per come mi descrivi la situazione, ora non avrebbe senso — ti farei spendere soldi male. Ti lascio i contatti: se [condizione che cambierebbe le cose], risentiamoci." Un no detto bene oggi è un lead che torna domani.

Le domande che ti farà il lead

Durante la chiamata di qualifica il lead farà domande anche a te. Eccone quattro frequenti, con la risposta da setter — che riporta sempre, con garbo, verso la call.

«Ma quindi voi cosa fate esattamente?»

Facciamo in modo che attività come la tua trovino clienti dal digitale: sito, visibilità su Google, pubblicità, e gli strumenti per gestire i contatti che arrivano. Ma il punto è che ogni caso è diverso, e dirti "facciamo tutto" non ti serve a niente: è esattamente quello che vediamo nella call di mezz'ora — cosa serve a te, nel tuo caso, con i tuoi numeri. Per quello che mi hai raccontato finora, ti dico già che il tema su cui partirei è [il problema che ha descritto].

«Quanto costa? Dammi almeno un'idea.»

Ti rispondo onestamente: dipende da cosa serve davvero a voi, e qualunque numero ti sparassi adesso, senza aver capito la situazione, sarebbe sbagliato — in eccesso o in difetto. È proprio il senso della call: in mezz'ora guardiamo il tuo caso e ne esci con numeri sensati, costruiti su di te. E se i conti non tornano te lo diciamo noi per primi, perché un cliente che spende male è un cliente che perdiamo dopo tre mesi — non ci conviene.

«Non puoi spiegarmi tutto adesso al telefono?»

Potrei provarci, ma ti farei un cattivo servizio: al telefono, in cinque minuti, riuscirei solo a dirti cose generiche — e tu meriteresti di valutare su cose concrete. In video, in mezz'ora, ti mostriamo lo schermo: come lavoriamo su casi come il tuo, cosa guarderemmo del tuo, con che numeri. È mezz'ora che ti serve comunque, anche se poi scegli qualcun altro o di non fare nulla. Per questo ti chiedo solo quella, non di più.

«Siete voi o è un call center? Da dove chiamate?»

Siamo noi: TOWRO, siamo di Torino, e io sono la persona che segue il primo contatto — niente call center esterno. Ti ho chiamato io perché hai compilato il form sul nostro sito, e la call in video la farai con un mio collega che si occupa proprio di casi come il tuo. Se vuoi verificare, sul nostro sito trovi chi siamo: ti mando il link insieme all'invito, così arrivi alla call sapendo esattamente con chi parli.
Le parole di questa lezione
Chiamata di qualifica
Il primo contatto telefonico, circa 5 minuti: serve a capire se il lead è in target e a fissare la video call. Non si vende il prodotto.
Regola zero
Al primo contatto si vende una cosa sola: l'appuntamento. Ogni parola sul prodotto è un'anteprima che genera obiezioni premature.
Domanda dicotomica
Chiusura con due opzioni concrete, entrambe un sì ('domani alle 15 o giovedì mattina?'): sposta la decisione da SE vedersi a QUANDO vedersi.
Lead inbound / outbound
Inbound: il lead ha fatto il primo passo (form, richiesta). Outbound: lo contatti tu a freddo — serve sempre un motivo vero per cui chiami proprio lui.
70/30
La proporzione della chiamata: il setter parla il 30% del tempo, ascolta il 70%. Chi parla raccoglie zero informazioni.
Riformulazione
Ripetere il problema del lead con parole tue ('quindi se ho capito bene…'): dimostra ascolto, invita alla correzione, fa pesare il problema.
Show-up rate
La percentuale di call fissate in cui il lead si presenta davvero. Si costruisce con invito calendario, conferma e promemoria.
Ciclo di vendita
Il tempo dal primo contatto alla firma: in TOWRO è corto, tipicamente 2–5 giorni dalla call alla decisione.
Mettilo in pratica questa settimana
Questa settimana scrivi la TUA apertura — le quattro frasi dei primi 15 secondi — per tre settori diversi: un ristorante, un e-commerce e uno studio professionale. Poi registrati con il telefono mentre le dici ad alta voce, come se chiamassi davvero. Riascoltati e controlla tre cose: c'è il motivo specifico per cui chiami LUI? C'è la promessa di brevità con un numero? La voce è di una persona o di un copione? Rifalla finché tutte e tre le risposte sono sì. Poi prova il dialogo completo del ristorante con un amico che fa Marco: deve durare meno di cinque minuti e chiudersi con una domanda dicotomica.

Riassunto in 30 secondi

Al primo contatto non si vende il prodotto: si qualifica e si vende l'appuntamento — di noi si dice solo chi siamo, per chi lavoriamo e di cosa ci occupiamo. Apertura in 15 secondi: chi sei, perché chiami lui, permesso di continuare. Tre domande: problema, potere di decisione, sostenibilità. Parla il 30%, ascolta il 70%, annota tutto. Chiudi con la domanda dicotomica: "preferisci lunedì alle 12 o martedì alle 15?". E se non è in target, dillo con onestà.


Questo script si impara facendolo, con affiancamento. Candidati al percorso setter.

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